Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente

Speranza e silenzio possono colmare il buio e la solitudine dell’uomo (novella di ignoto)

“Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima diceva: «Io sono la pace, ma gli uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!». Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente. La seconda disse: «Io sono la fede, purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa». Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. Triste, triste, la terza candela a sua volta disse: «Io sono l’amore, non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Troppe volte preferiscono odiare!». E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere. Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente. «Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!». E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela, impietositasi, disse: «Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele. «Io sono la speranza». Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.”

 E perché no la preghiera?

Dr. Alberto Scanni
Ex Direttore Istituto dei Tumori Milano
Editorialista Corriere della Sera 

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Franceschini

Qualche tempo fa la stampa riportava  una testimonianza di Franceschini,  personaggio politico di lungo corso, sul   suo Parkinson, malattia   che lo affligge  da qualche anno. Testimonianza   importante che esprime , senza vergogna, la voglia essere presente  nella vita di tutti i giorni . Mai come in questo periodo  i giornali riportano notizie di personaggi che raccontano la loro storia …

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Speranza di vivere

Quando un malato grave accetta di sottoporsi a un protocollo terapeutico è perché “spera”. Spera di rubare anni alla vita. Spera di “vivere” e dà il suo consenso mettendosi anima e corpo nelle mani di chi glielo ha proposto e lo gestirà. Sa che deve essere attento nell’assumere le terapie, nel rispettare i tempi, nell’accettare controlli defatiganti …

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Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente

Speranza e silenzio possono colmare il buio e la solitudine dell’uomo (novella di ignoto)

“Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima diceva: «Io sono la pace, ma gli uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!». Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò …

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RICERCARE NEL SILENZIO

C’è silenzio e silenzio. C’è quello che ricerchi per stare solo, c’è quello che ritrovi casualmente e c’è anche quello obbligato tipo quello della maestra a scuola. Un silenzio, dunque, subìto e un silenzio ricercato, un silenzio contemplativo davanti a un panorama e un silenzio meditativo, dove in intimità si muovono pensieri, emozioni, ricordi, nostalgie sensazioni. Un silenzio in cui rivai e fai bilanci…

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AGNOSTICO

Da una parte c’è il credente dall’altra c’è l’ateo, in mezzo l’agnostico, pieno di dubbi, che più pensa più si trova disarmato di fronte al mistero della vita. Quando guarda il cielo stellato, stelle morte ma che fanno ancora luce, che si spengono e riaccendono, che ha pianeti che vanno e vengono, leggi ed equilibri   perfetti con regole matematicamente determinate, mondi imprecisati…

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RANA BOLLITA

Ci si sta abituando al lento declino della sanità pubblica   nella indifferenza generale. È il principio della “rana bollita” di Noam Chomsky, filosofo, statunitense : la rana  immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente dalla pentola, ma posta in acqua fredda riscaldata  lentamente, dapprima si adatta, ma quando bolle, stremata, non ce la fa  a uscire e finisce inevitabilmente bollita …

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Accanimento terapeutico

Chi vuole fare bene il medico, sa che il suo” fare” ha nel rapporto medico-paziente il “primum movens” della sua professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro,esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi ,conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia.

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