Accanimento terapeutico

Chi vuole fare bene il medico, sa che il suo” fare”  ha nel  rapporto medico-paziente il “primum movens” della sua  professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro,esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi ,conforto alle preoccupazioni e ai disagi della  malattia. Rapporto “unico” nel suo genere che fa della professione medica una arte nobile e caritativa. 

Sa che  nella quotidianità è spesso sopraffatto dalla tecnica ,ma sa anche che  non deve mai dimenticare  il senso del suo operare  e riflettere sull’importanza  dei suoi gesti,dove  il dolore dell’altro e talora la impotenza  di chi cura  stridono,si scontrano, si disperano .

 Di queste cose nel percorso formativo universitario si parla poco. L’insegnamento dei   cosiddetti valori umani della professione  medica  è sacrificato  a fronte di   notizie tecniche, e congetture  analitiche. Ma  la tecnica deve passare  attraverso  i canali dell’ affettività e delle emozioni anche se  queste cose gli vengono   poco  insegnate  .E’  nella quotidianità del suo  operato  e dal confronto con situazioni di “frontiera”  che il medico  si affina autonomamente:quello che non gli ha dato la università glielo da la vita di tutti i  giorni.

 Così quando si trova  di fronte a situazioni gravi in cui  il malato si avvia verso la terminalità e quando le armi della tecnica e le conquiste scientifiche non hanno più niente da dire ,è in questo grigiore del “fine vita” che si gioca la grandezza del gesto  medico.  La grandezza del consolare e del diventare il tutore del benessere ultimo del nostro malato. 

Sa che deve accompagnare ,ma non deve  intraprendere  inutili  trattamenti  , sa che  deve  garantire una vicinanza , ma che l’accanimento terapeutico va proscritto, sa che il malato deve essere tutelato da chi non vuole che la natura “faccia il suo corso” e che il dolore “..tra lo stridor di denti…” è  una ignominia.

Sa queste cose e nei momenti ultimi di  chi gli sta di fronte  diventa il difensore del suo corpo e  della sua mente. Difensore di un soggetto che   non  potrà guarire ,ma che non dovrà soffrire e dovrà fare di  tutto perché il passaggio sia sereno e vengano rispettate le sue volontà .

Dr. Alberto Scanni
Ex Direttore Istituto dei Tumori Milano
Editorialista Corriere della Sera 

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RICERCARE NEL SILENZIO

C’è silenzio e silenzio. C’è quello che ricerchi per stare solo, c’è quello che ritrovi casualmente e c’è anche quello obbligato tipo quello della maestra a scuola. Un silenzio, dunque, subìto e un silenzio ricercato, un silenzio contemplativo davanti a un panorama e un silenzio meditativo, dove in intimità si muovono pensieri, emozioni, ricordi, nostalgie sensazioni. Un silenzio in cui rivai e fai bilanci…

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AGNOSTICO

Da una parte c’è il credente dall’altra c’è l’ateo, in mezzo l’agnostico, pieno di dubbi, che più pensa più si trova disarmato di fronte al mistero della vita. Quando guarda il cielo stellato, stelle morte ma che fanno ancora luce, che si spengono e riaccendono, che ha pianeti che vanno e vengono, leggi ed equilibri   perfetti con regole matematicamente determinate, mondi imprecisati…

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RANA BOLLITA

Ci si sta abituando al lento declino della sanità pubblica   nella indifferenza generale. È il principio della “rana bollita” di Noam Chomsky, filosofo, statunitense : la rana  immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente dalla pentola, ma posta in acqua fredda riscaldata  lentamente, dapprima si adatta, ma quando bolle, stremata, non ce la fa  a uscire e finisce inevitabilmente bollita …

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Accanimento terapeutico

Chi vuole fare bene il medico, sa che il suo” fare” ha nel rapporto medico-paziente il “primum movens” della sua professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro,esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi ,conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia.

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