Speranza di vivere


Quando un malato grave accetta di sottoporsi a un protocollo terapeutico è perché “spera”. Spera di rubare anni alla vita. Spera di “vivere” e dà il suo consenso mettendosi anima e corpo nelle mani di chi glielo ha proposto e lo gestirà. Sa che deve essere attento nell’assumere le terapie, nel rispettare i tempi, nell’accettare controlli defatiganti, nel sottoporsi a esami su esami. Ma quando il protocollo fallisce è qui che deve entrare in gioco l’umanità dell’“Uomo di scienza che cura”.  Il comunicare    la sospensione di quelle cure   non può che albergare in   un caldo dialogo, dichiarando comunque la propria disponibilità ad essere punto di riferimento, non enunciata in modo freddo, asettico, senza guardarti negli occhi, senza offrirti vicinanza, comprensione, senza   suggerimenti concreti su come andare avanti. La routine non deve mai prendere il sopravvento, l’intervento medico essere un atto burocratico, e il malato un oggetto. Se si dimentica la sua fragilità non si è un buon medico, ma purtroppo un disdicevole” protocollista”! In università non si offrono momenti formativi specifici su temi così delicati, si insegna tutto meno che come comportarsi di fronte al dramma della fine di un uomo. È tempo di colmare questo vuoto per essere medico “a tutto tondo” dove anche l’ascolto, la parola e la consolazione rappresentano valenze professionali indispensabili. La misericordia non è solo appannaggio dei credenti ma un valore indispensabile anche nella laicità!

 E perché no la preghiera?

Dr. Alberto Scanni
Ex Direttore Istituto dei Tumori Milano
Editorialista Corriere della Sera 

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Speranza di vivere

Quando un malato grave accetta di sottoporsi a un protocollo terapeutico è perché “spera”. Spera di rubare anni alla vita. Spera di “vivere” e dà il suo consenso mettendosi anima e corpo nelle mani di chi glielo ha proposto e lo gestirà. Sa che deve essere attento nell’assumere le terapie, nel rispettare i tempi, nell’accettare controlli defatiganti …

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Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente

Speranza e silenzio possono colmare il buio e la solitudine dell’uomo (novella di ignoto)

“Le quattro candele bruciando si consumavano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima diceva: «Io sono la pace, ma gli uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!». Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò …

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RICERCARE NEL SILENZIO

C’è silenzio e silenzio. C’è quello che ricerchi per stare solo, c’è quello che ritrovi casualmente e c’è anche quello obbligato tipo quello della maestra a scuola. Un silenzio, dunque, subìto e un silenzio ricercato, un silenzio contemplativo davanti a un panorama e un silenzio meditativo, dove in intimità si muovono pensieri, emozioni, ricordi, nostalgie sensazioni. Un silenzio in cui rivai e fai bilanci…

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AGNOSTICO

Da una parte c’è il credente dall’altra c’è l’ateo, in mezzo l’agnostico, pieno di dubbi, che più pensa più si trova disarmato di fronte al mistero della vita. Quando guarda il cielo stellato, stelle morte ma che fanno ancora luce, che si spengono e riaccendono, che ha pianeti che vanno e vengono, leggi ed equilibri   perfetti con regole matematicamente determinate, mondi imprecisati…

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RANA BOLLITA

Ci si sta abituando al lento declino della sanità pubblica   nella indifferenza generale. È il principio della “rana bollita” di Noam Chomsky, filosofo, statunitense : la rana  immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente dalla pentola, ma posta in acqua fredda riscaldata  lentamente, dapprima si adatta, ma quando bolle, stremata, non ce la fa  a uscire e finisce inevitabilmente bollita …

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Accanimento terapeutico

Chi vuole fare bene il medico, sa che il suo” fare” ha nel rapporto medico-paziente il “primum movens” della sua professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro,esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi ,conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia.

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