AGNOSTICO


Da una parte c’è il credente dall’altra c’è l’ateo, in mezzo l’agnostico, pieno di dubbi, che più pensa più si trova disarmato di fronte al mistero della vita. Quando guarda il cielo stellato, stelle morte ma che fanno ancora luce, che si spengono e riaccendono, che ha pianeti che vanno e vengono, leggi ed equilibri   perfetti con regole matematicamente determinate, mondi imprecisati, gravità che qui c’è e magari altrove non esiste, si chiede come tutto questo possa stare in piedi! Pensa che alla base una causa debba esserci ma la ragione continua a negare la presenza di una entità superiore. Il mistero è la costante della vita. La nostra volontà, il nostro libero arbitrio non incidono minimamente sul nostro nascere e sul nostro morire. Esiste un progetto nel quale siamo immersi che ci cade addosso. Su noi e sul mondo. Viene da pensare alle malattie e ai terremoti! Hanno sì determinanti biologiche, fisiche e chimiche ma non si coglie mai il “primum movens” all’origine dell’evento. Perché due faglie si scontrano e generano un terremoto? Certo perché i continenti si muovono, le “placche” si scontrano e accumulano energia. Ma a che punto l’energia accumulata esplode e genera il cataclisma? Quale è l’indice esatto di esplosione? Quando lo si raggiunge? E il cancro perché insorge? Quando? Certo, perché i geni si alterano, ma perché si alterano? Per delle mutazioni, ma perché in alcuni soggetti avvengono le mutazioni e in altri no? Predisposizione? Familiarità? Fattori esterni e tossici? Ma perché non è così in tutti i soggetti? Domande a cui è difficile rispondere. L’agnostico scava con la ragione tenta di arrivare alla radice del fenomeno, ma resta senza risposte. Gratta una crosta che si lascia permeare fino a un certo punto, ma non centra il nocciolo del fenomeno. Esce allora dalla razionalità e naviga in una nebulosa dove coglie la propria piccolezza di fronte al mistero impenetrabile delle cose della vita.  Volenti o nolenti il mistero resta e se l’accetta torna la pace se non lo accetta continua nel dubbio e si arrovella con la ragione. Se sta lì dentro accetta il mistero di una verità rivelata, di una presenza divina nel mondo. Ragione e fede sono due cose diverse ma indispensabili. Einstein diceva: “La scienza senza la religione è zoppa e la religione senza la scienza è cieca”. Fede e ragione per lui non erano conflittuali: una coesistenza indispensabile, “gambe” complementari, allo stesso tavolo della vita. La scienza (la ragione) aiuta la fede a non essere bigotta, la fede è necessaria alla scienza per non perdere il senso del limite. Come la sua incapacità a cogliere l’esistenza di un essere superiore. L’agnostico riflette su queste cose e può uscirne aprendosi al mistero e trovando nella fede e nella sua storia antica il senso delle cose.

Dr. Alberto Scanni
Ex Direttore Istituto dei Tumori Milano
Editorialista Corriere della Sera 

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RICERCARE NEL SILENZIO

C’è silenzio e silenzio. C’è quello che ricerchi per stare solo, c’è quello che ritrovi casualmente e c’è anche quello obbligato tipo quello della maestra a scuola. Un silenzio, dunque, subìto e un silenzio ricercato, un silenzio contemplativo davanti a un panorama e un silenzio meditativo, dove in intimità si muovono pensieri, emozioni, ricordi, nostalgie sensazioni. Un silenzio in cui rivai e fai bilanci…

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AGNOSTICO

Da una parte c’è il credente dall’altra c’è l’ateo, in mezzo l’agnostico, pieno di dubbi, che più pensa più si trova disarmato di fronte al mistero della vita. Quando guarda il cielo stellato, stelle morte ma che fanno ancora luce, che si spengono e riaccendono, che ha pianeti che vanno e vengono, leggi ed equilibri   perfetti con regole matematicamente determinate, mondi imprecisati…

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RANA BOLLITA

Ci si sta abituando al lento declino della sanità pubblica   nella indifferenza generale. È il principio della “rana bollita” di Noam Chomsky, filosofo, statunitense : la rana  immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente dalla pentola, ma posta in acqua fredda riscaldata  lentamente, dapprima si adatta, ma quando bolle, stremata, non ce la fa  a uscire e finisce inevitabilmente bollita …

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Accanimento terapeutico

Chi vuole fare bene il medico, sa che il suo” fare” ha nel rapporto medico-paziente il “primum movens” della sua professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro,esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi ,conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia.

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